L'altra casta - inchiesta sul sindacato


i 3 porcellini

 

“Il sindacalista che parla di lavori usuranti mi deprime e mi fa sorridere.[…]Che cosa fa un sindacalista? E’ un mestiere fondato sugli appuntamenti” .. e sulla conservazione dei propri e di certuni privilegi.

E’ quello che ci vuol far intendere il caustico giornalista Stefano Liviadotti, che nel suo libro-reportage, evidenziando con la frase di Asor Rosa su riportata, come la Triplice (CGIL, CISL e UIL) goda di privilegi inimmaginabili e quali misfatti sia stata in grado di produrre pur di mantenere inalterato il suo numero di iscritti, nonché  il proprio fatturato.

Si, perché spulciando questo libello fin troppo schematico e scorrevole si scopre che i “3 porcellini”, così come sono stati fantasiosamente definiti da un impensabile D’Alema, agiscono come una vera e propria holding. Ciò nondimeno, non rendono pubblico il loro bilancio, prassi alla quale sono invece tenuti tutti i partiti politici. Buona parte dell’introito dei sindacati grava sul contribuente e costa all’Erario dello Stato, tra rimborsi per le dichiarazioni dei Caf, le pratiche per gli enti previdenziali dei Patronati e le trattenute automatiche sulle buste paga, più dell’intero personale di un Ministero.

A ciò si aggiunga che tutto quanto percepito dal Sindacato è esentasse, così come lo sono le donazioni ed i lasciti ricevuti dai privati cittadini.

Le confederazioni sindacali sono tra i maggiori proprietari immobiliari italiani. E fa specie che abbiano tanto strepitato per pretendere il pagamento dell’ICI da parte della Chiesa, quando invece non solo non pagano l’ICI, ma neanche alcun canone per immobili ricevuti in regalo dallo Stato come “risarcimento minimo di quanto questi patirono dal punto di vista politico, umano e materiale nel Ventennio”.

Il libro procede con voli brevi e pindarici, cercando di spaziare in tutti i modus operandi della Triplice, peccando però di superficialità ed a volte di un noioso dilungarsi in cifre e percentuali. L’inchiesta serve pertanto più a soddisfare una curiosità personale del lettore che ad esplorare fino in fondo le tematiche trattate. Rimane, però, esemplificativo sulle motivazioni di alcune delle più grandi tragedie economico-sociali d’Italia. Una per tutte, quella sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, dove i sindacati sono complici della riduzione del numero di ispettori che operano i controlli sul territorio.

Sotto gli occhi di tutti è, poi, la vicenda Alitalia, sulla quale lo scrittore si dilunga per un intero capitolo e ci ricorda amenità come il rapporto stipendio/ore di lavoro dei dipendenti (motivo per cui il ministro Sacconi ha promesso salari inalterati ma preteso maggiore produttività) e la cacciata di Air France. Fatto avvenuto, è bene ricordarlo, perché CGIL, CISL e UIL avrebbero preferito AirOne come compratore perché il monopolio le “consentirebbe di incassare una buona rendita della quale i sindacati saprebbero facilmente appropriarsi: basterebbe minacciare uno sciopero sulla tratta Linate – Fiumicino, che in assenza di alternative bloccherebbe l’Italia”. AirOne ed Alitalia insieme deterebbero infatti il 90% del traffico sulla Roma-Milano.

Il resto è cronaca dei nostri giorni.

Liviadotti si sofferma troppo spesso in congetture ed enfatizza i fatti esacerbandone il giudizio. Va pertanto preso con le dovute cautele e con un forte senso critico, anche se, contemporaneamente, gli va riconosciuto il merito di averci aperto gli occhi, e con documentati dati alla mano, sullo strapotere, l’invadenza e l’ingordigia delle tre grandi centrali confederali, le quali hanno dimenticato il principio primo sulle quali sono state fondate – e cioè la difesa dei diritti dei più deboli – per diventare una casta iperburocratizzata ed autoreferenziale, in grado di ricattare anche i propri compagni di partito: “La scelta su Alitalia costerà molto al governo”, Raffaele Bonanni al governo.. Prodi.